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LA BALLATA DI HANS TRA LE STELLE
Le automobili volano sopra il Tevere leggere come uccelli migratori , sono forse portate dal vento della libertà , i turisti arrivano da Marte e dalla Luna, ed anche se la terra è. assai cambiata in Piazza di Spagna alcune cose non sono mai cambiate. Tra le molte bancarelle colme di ogni leccornia ,proveniente da ogni angolo dell’universo conosciuto tra la folla si aggira ancora Abdullah El-Mansouri, venditore ambulante marocchino di bibite fresche. Lo si può vedere spingere il suo carretto mutifunzionale tra i visitatori.Urlando al vento che soffia sul viso screpolato dal sole : Acqua fresca! Coca Cola ghiacciata! Tè alla menta! Acqua fresca!
I vigili galattici lo conoscono bene. I tassisti terrestri ed extraterrestri lo salutano con affetto. I commercianti suoi colleghi di lavoro ridono con lui. Aò Abdullah! grida un tassista. Ancora a lavorà sotto sto sole?
E che devo fa'?
Di certo non aspetto che i soldi cadono dal cielo?
Magari , cadessero dal cielo … !
Se cadono dal cielo , ti chiamo cosi li raccogli prima tu!
Ridono tutti i presenti .
Una sera, di prima estate poco prima del tramonto, il cielo sopra Roma si illuminò di una luce diversa ed intensa.
All’improvviso una gigantesca nave cosmica apparve tra le nuvole. I turisti presenti iniziarono a filmare lo straordinario evento .
I romani continuarono a discutere di calcio. I vigili corsero a vedere , mentre le altre forze dell’ordine furono allertate del sospetto movimento extraterrestre . La navicella, un punto nello spazio , quella sera si rese sempre più visibile nell’avvicinarsi alla terra al punto d’apparire tutto un tratto maestosa sopra piazza di Spagna nel giro di pochi minuti . Dalla nave scese una figura luminosa.Sembrava avere ali di luce e occhi argentati. Si , sembrava un angelo.
La creatura scese dalla navicella fece pochi passi e si fermò davanti ad Abdullah.
Ecco un uomo buono.
Grazie... signore , da dove vieni ?
Volete una bibita fresca ?
Non grazie volevo solo dirti : Il destino un giorno non assai lontano ti porterà un grande amore.
Ah sì?
E un figlio che un giorno canterà tra le stelle.
Questa è grossa.
L'angelo sorrise.
Ricorda le mie parole.
Abdullah continuò a ridere e gridare bibite fresche .
Mentre la misteriosa creatura svanì.
Abdullah rimase immobile. Imbambolato tra la verità e l’illusione.
Non poteva credere ai suoi occhi ciò che aveva visto ed udito .
Madonna santa…esclamò era un angelo .
Un passante lo guardò.
Che c’è? Disse lui
Ho appena parlato con un angelo.
Hai bevuto le bibite che vendi?
Le mie bibite sono tutte analcoliche.
Il mese seguente una graziosa ragazza si fermò davanti al suo carretto.
Alta. Capelli biondissimi . Occhi azzurrissimi .
Excuse me, do you speak English? Disse ad Abdullah
Un poco.
I need water.
Cold or very cold?
C'è differenza?
Tre gradi.
Tre gradi?
A Roma possono salvarti la vita.
Lei rise.
Sei simpatico.
Grazie , qualcuno dice l’incontrario mi chiama mouse.
Come ti chiami?
Abdullah. E tu?
Helda.
Helda...
È difficile da pronunciare?
No. È facile .
Lei sorrise.
Quel sorriso fu l’inizio della loro storia.
Nei giorni successivi si rividero.
Passeggiarono per Trastevere.
Visitarono il Colosseo insieme mano nella mano.
Mangiarono carbonara a campo dè fiori.
Una sera Helda disse:
Non ho mai incontrato qualcuno cosi dolce come te.
Nemmeno io una svedese che mangia la carbonara senza lamentarsi.
È un complimento?
Un incoraggiamento ad essere buongustai .
Passarono alcuni mesi.
Una sera sul Lungotevere Abdullah si fermò.
Era nervoso.
Helda, devo chiederti una cosa.
Mi stai spaventando.
Ti amo.
Lo so.
Fammi finire.
Lei rise.
Va bene.
Ti amo e vorrei sposarti.
Helda lo guardò in silenzio.
Davvero?
Davvero.
Anche se sono svedese?
Sì.
Anche se non so cucinare?
Sopravviverò.
Anche se metto l'ananas sulla pizza?
Abdullah spalancò gli occhi.
Questa è una prova molto dura da superare .
Lei scoppiò a ridere.
Allora?
Ti sposo lo stesso.
Sì.
Sì?
Sì.
Abdullah alzò gli occhi al cielo.
Alhamdulillah!
Si sposarono con rito islamico.
Dopo pochi giorni andarono a vivere
nel quartiere Testaccio.
Una camera. Un bagno. Una cucina minuscola.
Fu quello il loro regno.
La prima sera Helda osservò l'appartamento.
Questa sarebbe la cucina?
Sì.
E quello?
Il soggiorno.
E quello?
La camera.
Ma sono tutti la stessa stanza.
Roma è una città alveare.
Lei gli tirò un cuscino.
Bugiardo.
Povero ma bugiardo.
Dopo un anno nacque un figlio.
Hans Abdullah El-Mansouri.
Abdullah lo prendeva in braccio per ore intere.
Guarda che campione.
Helda sorrideva.
Ha tre mesi.
Si vede già che è un campione.
Di cosa?
Qualunque cosa farà sarà un campione,
il migliore in ogni genere.
Sembravano felici.
Sembravano invincibili.
Ma il destino aveva altri programmi.
Una notte Abdullah mentre tornava a casa dopo aver duramente lavorato con il suo carretto multifunzionale a vendere bibite fresche . Mentre attraversò una strada secondaria. S’imbatte accidentalmente con un gruppo di ragazzi punk i quali lo fermarono strattonandolo violentemente .
Erano ubriachi.
Arrabbiati con il mondo.
Ehi, marocchino!
Abdullah sospirò.
Lasciatemi passare, non cerco guai , voglio solo tornare a casa.
Per favore lasciatemi andare, non vi ho fatto nulla di male .
Hai paura di noi ?
No. Ho una moglie e un figlio che mi aspettano a casa .
Uno dei ragazzi lo spinse.
Rispondi a tono quando ti parlo.
Non cerco problemi.
Noi sì.
La situazione degenerò.
Spinte.
Insulti.
Calci.
Poi un colpo violento. Abdullah cadde per terra . La testa batté violentemente contro il marciapiede.
Nel vederlo immobile e sanguinante il gruppo di punk scappò . Un passante visto la scena chiamò la polizia e l’ambulanza delle emergenze. Ma purtroppo quando arrivò l'ambulanza era troppo tardi. Per il povero Abdullah .
Helda pianse per mesi.Dopo tanta disperazione e solitudine.
Alla fine lasciò Roma. Portò Hans con se in Svezia.
Il bambino crebbe a Stoccolma insieme ai nonni materni .
Un giorno, a quindici anni, trovò una vecchia fotografia del padre conservata da Helda in un libro.
Mamma.
Sì?
Com'era papà?
Helda sorrise malinconicamente.
Era dolcissimo . Rideva sempre.
Sempre?
Quasi sempre.
Si arrabbiava mai?
Quando vedeva qualcuno trattare male gli altri ,si.
Hans osservò la fotografia.
Vorrei averlo conosciuto.
Lui ha conosciuto te.
Ero troppo piccolo, non ricordo nulla di lui .
Ti prendeva sempre in braccio e non riusciva a smettere
di guardarti.
Hans abbassò gli occhi.
Come se fossi il bambino più speciale di questo mondo ?
Come se fossi il tesoro più grande del mondo.
A diciotto anni Hans partì per Casablanca.
I nonni nell’incontrarlo lo accolsero con lacrime e sorrisi.
Una sera il nonno gli porse un liuto.
Suona.
Non sono capace.
Nemmeno tuo padre lo era.
E poi?
Poi è migliorato.
Era bravo?
No.
Hans scoppiò a ridere.
Davvero?
Cantava come un cammello raffreddato.
Risero insieme.
Fu lì che Hans imparò la musica.
Le melodie arabe.
Le percussioni.
I canti tradizionali.
Tornato in Svezia fondò una band.
Mescolò rock nordico e musica marocchina.
Fu un successo enorme.
Fece diversi concerti sulla Luna. Lunghi Tour su Marte.
Arrivò ad avere milioni di fan in diversi sistemi stellari.
Quel ragazzo meticcio nato a Testaccio era diventato una leggenda.
Eppure anche se era giunto a tanto successo continuava a pensare al padre.
Un sera d’estate passata a suonare in un grande parco verde dopo un concerto a Stoccolma un giovane chitarrista che l’aveva accompagnato nell’esecuzione dei suoi brani si avvicinò.
Sei stato incredibile gli disse tirandogli una pacca sulla spalla.
Grazie.
Mi chiamo Riccardo.
Italiano?
Romano.
Hans sorrise.
Anch'io un po'.
Passarono la serata a parlare.
Poi Riccardo divenne serio , tu sei per metà marocchino ?
Si.
Sai mio padre mi confessò una cosa prima di morire.
Cosa?
Da ragazzo faceva parte di una banda punk.
Hans ascoltava.
Una notte aggredirono un immigrato marocchino .
Il cuore di Hans accelerò.
Continua.
L'uomo morì.
Silenzio.
Dove?
Roma.
Hans chiuse gli occhi.
Come si chiamava?
Non lo so.
Si chiamava Abdullah.
Riccardo impallidì.
Mio Dio...
Era mio padre.
Mi dispiace.
Tu non c'entri.
Porto il cognome di quell'uomo.
Non basta per essere colpevoli.
Riccardo aveva gli occhi lucidi.Avrebbe voluto non aver mai detto di quella terribile storia che custodiva in se da anni.
Hans abbassò lo sguardo.
Ti prego perdonami
Non chiedermi di perdonarti. Sto ancora cercando di capire se riuscirò a farlo a superare questo momento.
Passarono alcune settimane.
Una sera Hans invitò Riccardo nel suo attico.
Osservavano le mille luci di Stoccolma dal balcone.
Sai una cosa? disse Riccardo.
Cosa?
Tuo padre se fosse vivo, sarebbe orgoglioso di te.
Hans rimase immobile.
Hai trasformato il dolore in musica.
Forse.
Sei migliore di tutti noi.
Hans strinse il parapetto.
Non lo sai.
Lo so.
No.
Hans...
Non lo sai!
Riccardo si voltò.
Che succede?
Ogni notte vedo mio padre morire.
Mi dispiace.
Ogni notte.
Lo so.
No! Tu non lo sai!
Il dolore esplose.
La rabbia repressa per anni prese il sopravvento.
Un attimo.
Una spinta.
Riccardo perse l'equilibrio.
Hans!
Cadde nel vuoto.
Poi il silenzio.
Quella notte Hans rimase solo con i suoi ricordi e la sua musica.
Guardò instancabilmente il cielo. Poi ad un tratto tra le stelle apparve una figura luminosa.
Aveva grandi ali. Intensi occhi argentati. Aveva le sembianze di un angelo.
Hai trovato giustizia? Gli disse
Hans aveva le lacrime sul volto.
No.
Hai trovato pace?
No.
Allora cosa hai trovato?
Hans abbassò il capo.
Altro dolore.
L'angelo annuì.
La vendetta non riscrive il passato.
Scrive soltanto nuove ferite.
È troppo tardi?
Per cambiare ciò che hai fatto, sì.
E per capire?
L'angelo sorrise tristemente.
Mai.
Poi svanì tra le stelle.
Hans rimase solo sotto il cielo di Stoccolma.
Era una leggenda del rock. Amato da milioni di persone.
Ma con una ferita nel cuore che nessun successo avrebbe mai potuto guarire. E mentre il vento del nord portava lontano le sue canzoni, comprese troppo tardi che il perdono era l'unica eredità che suo padre avrebbe voluto insegnargli per far si divenisse un uomo buono e dolce come lui lo era stato lui in vita.